Archivi autore: Marina Torossi Tevini

Informazioni su Marina Torossi Tevini

scrittrice e pubblicista

Amatriciana

Giacomo aveva prenotato nel solito ristorante di Trastevere.
“Eccoti qua” disse vedendo arrivare Luca trafelato.
“Scusami, sono sempre in ritardo, sempre di fretta”.
“Per questo combini poco, – rise Giacomo. – Non bisogna mai avere fretta”.
Luca rimase per un po’ pensieroso, poi disse: “Il fatto è che ho tante idee, tante rabbie”.
“Non prendertela, il mondo andrà per la sua strada qualsiasi cosa tu faccia e pensi”. Continua a leggere

Allegretto andante for a trio (4)

Francesca’s room is bright spacious. Two large windows with embroidered curtains give it the feel of the light-thirsty rooms of northern Europe. It is furnished with a bed and a sofa. On the floor are lots of rugs and cushions. Francesca goes from the room to the adjoining wardrobe, choosing garments and stopping pensively now and again.
From the doorway, Giulio continues to observe her in silence. She looks at him and walks over to stroke him. – When I was little I had a teddy bear with the same name as you. Giulio the bear. He was my favourite. Continua a leggere

Allegretto andante for a trio (3)

In her room she rummages through the things she has already packed. Meanwhile, Giulio comes through and leans on the door frame. He silently watches her fiddling with her case, then he comments: – So you’re going tomorrow!
– It’s work, mumbles Francesca tersely, without lifting her head.
Giulio wanders about the room, then runs a hand through his hair and continues, with some embarrassment: – Did I miss an opportunity last night?
Francesca does not spare him the icy words: – Today too, come to that.
Giulio presses her further: – An opportunity that may not arise again?
Francesca smiles: – I don’t know about that.
Giulio looks at her: – I’m struggling to understand your conditions. Continua a leggere

Poesia contemporanea 4

La vita dei bicchieri e delle stelle,
tutta gentile e tutta risplendente
brillante di gas elio o detergente,
è quello che noi siamo e non sappiamo,
bagliore nello spazio quotidiano,
l’immediato presente e il più lontano,
è l’esistenza senza alcun confine
nell’universo, il gesto luminoso
della mano, il raggio che ci sfiora Continua a leggere

Allegretto andante for a trio (2)

Monica stands up and starts to lay cushions out on the floor. She takes off her shoes, commenting: – I couldn’t resist them when I saw them in the shop window, but they are incredibly uncomfortable. She lies on the floor. Francesca sits down next to her and leans on the back of an armchair. Giulio lies down in the middle. Francesca starts caressing his neck and shoulders.
– That’s bliss, chirrups Giulio. I really needed this massage. Continua a leggere

Poesia contemporanea (3)

Ai giardini pubblici il freddo dell’aria
appoggia la sua parte sbagliata
sulle gemme degli alberi
spuntate fuori stagione, nell’inganno
del sole caldo.
Sotto i rami bassi i merli sono
i ciuffetti neri con una virgola di giallo,
saltano sulle foglie e sull’erba corta. Continua a leggere

La serena indifferenza (versione romena di Geo Vasile)

La serena indifferenza

Aspettavo di trovare
con gli anni
un senso probabile
del non senso
di vivere
frugando tra le rabbie
e le noie
frugando tra la vita
e la mia sempre troppo pallida
idea della vita. Continua a leggere

Allegretto andante for a trio

Giulio rings the bell and waits in front of the entrance to Monica’s apartment block.
Monica comes down (dress with a plunging neckline, high heels, long skirt with a split up the side. Over her dress, a skimpy cape to keep the November fog at bay).
– Always discreetly dressed, you.
– Don’t you like my look?
– I like it. Sometimes I like it a bit too much. But aren’t we going to see Francesca today?
Monica laughs and leads the way. Continua a leggere

Poesia contemporanea 2

In fondo al labirinto quale verità?
Il suono più alto più basso chiamato
silenzio. È lì che il mondo inizia a ruotare
e ci trascina via insetti senza ali
controvento? È uguale per me il punto
da cui cominciare: là ritornerò
di nuovo. Continua a leggere

Un tempo avevamo la coda (Nekeda smo imali rep)

Ana je gledala i proučavala planski prikaz kuće koji joj je dala agencija za nekretnine, i prepustila se sanjarenju o detaljima. Ta kuća, kuća na selu, je upravo ona koju je oduvek želela. Bila je sigurna u to da će i ostali biti oduševljeni. Stigla je kući ostavši bez daha, i počela da obasipa porodicu bujicom reči. Zelenilo, svežina leta, miris sela. Nema ničeg boljeg! Bašta, roštilj, ljuljaška za Đulija i jedna kućica za psa Pipa. Continua a leggere

Poesia contemporanea (1)


Il silenzio scorreva tra lievi
sfarfallamenti del tempo:
ad ogni stanza, perdevo un abito
una gonna, una giacca, una memoria –
dai vetri accostati delle finestre
penetrava una polvere di note – Continua a leggere

Francesca’s Trieste

Francesca’Trieste

In autumn, as the days grow dark early, she has never liked being on her own. A flock of birds in a semi-park near her home makes her think of her own departure. What she is leaving and what she will find. She is leaving a semi-relationship with her best friend’s best friend. She smiles. In an age where people jump into bed together and ask each other’s names later, they are among the few to have been seeing each other for months, who want each other, but have never made love. Continua a leggere

The kinder bueno man

A supermarket in Trieste. Rattling trolleys whizz by. The meeting place for souls roving in pursuit of all the unnecessaries indispensable to life. Hands reach out towards shelves in a spasmodic and compulsive quest. Odourless food is everywhere. Oh, for the life of a souq with all its foul smells!, thinks Francesca, pushing her trolley hurriedly. Continua a leggere

La nostalgia degli altri di Federica Manzon

Spiazza il lettore Federica Manzon con il suo ultimo romanzo La nostalgia degli altri (Feltrinelli 2017, pp 210, € 16) che racconta una storia di amicizia e di amore che coinvolge due giovani, Lizzie e Adrian, e un amico comune che funge da io narrante e testimone. Ma è una storia d’amore? Sembra piuttosto una storia di potere. O ancor meglio una storia di svelamento di una fantomatica verità. E la verità è una verità paradossale.
Ma andiamo per gradi. Lizzie è un ragazza sicura di sé, proviene dal nord est, – sullo sfondo troviamo una città di Trieste con i suoi paradisi un po’ inquietanti e i suoi angoli appartati o chiari – e lavora in un’altra città, in un fantomatico Aquario, luogo dove si progetta intrattenimento e giochi vari per una società annoiata del reale. Continua a leggere

La letteratura in pericolo di Tzvetan Todorov

Della gran quantità di libri che l’oggi inquieto produce che cosa rimarrà? È una domanda che viene da porsi dato che ogni epoca ha fatto le sue cernite, le sue selezioni. Ma la selezione sui libri di oggi su quali basi si fonderà?
Chi riuscirà a valutarne la qualità? Forse sarà una selezione legata alla quantità, alla presenza, più che alla qualità. Forse rimarranno gli autori più scafati, quelli che si sanno vendere meglio e un giusto criterio di selezione sarà pura utopia. Che ne sarà del futuro? Se lo chiede anche Todorov nel suo bel saggio La letteratura in pericolo che condanna lo spostamento dell’attenzione dal senso globale che un’opera trasmette a dettagli tecnici, abilità letterarie, giochi e virtuosismi che non rendono di necessità un libro una grande opera. Continua a leggere

Lina Galli, una poetessa da ricordare

20151216_115816La memoria ha la vita corta. Incalzati dalle novità in ogni campo si tende presto a dimenticare il passato. A Trieste una poetessa che negli anni Settanta e Ottanta era molto nota oggi è pressoché dimenticata: Lina Galli.
Ebbi modo di conoscerla negli anni Novanta quando lei era molto vecchia, aveva superato la novantina, e io avevo appena pubblicato il mio primo libro di poesie. Mi sembrò una persona molto entusiasta della poesia e della vita e questo mi piacque. Continua a leggere

La necessaria sottrazione

Forse dovremmo imparare a sottrarre, a non accumulare sempre, – sensazioni immagini parole, – ma a selezionare, a togliere di mezzo quello che ci sta trasformando l’anima in un magazzino, con le informazioni accatastate, e a fare ordine. Forse dovremmo imparare a strutturare, a porci dei centri di gravità, a togliere quello che non è significativo, a scegliere con giudizio. Continua a leggere

Intervista a Marina Torossi Tevini di Matea Petrović

tesi-donne-senza-voltoIntervista pubblicata nella tesi di laurea di Matea Petrović su “Donne senza volto” (Zara 2015)

1. Quando ha cominciato a scrivere? Quando è nata la sua passione per la scrittura?
Ho scritto da sempre anche perché nella mia famiglia sia mio padre, Lino Torossi, – che lasciò alcuni libri inediti, che in parte ho pubblicato – sia sua sorella, Eleonora Torossi, – autrice di alcuni romanzi per l’infanzia pubblicati nei lontani anni 30, lo facevano. L’accesso però alla prima pubblicazione è avvenuto relativamente tardi.

2. Qual è la sua poetica e come descriverebbe se stessa come poeta?
Una poetica vera e propria l’ho definita solo nel corso della stesura del secondo volume di poesie, “L’unicorno”, uscito nel 1997 con delle indicazioni di poetica che pubblicai come premessa al libro con il titolo di “Istruzioni, intenzioni (e presunzioni)” che riporto in parte: “Che cosa possono fare i poeti in questo mondo, terra desolata, da cui gli dei sono fuggiti, in cui siamo quotidianamente sommersi da parole inautentiche ed effimere? Continua a leggere

Rileggendo l’epistolario di Cesare Pavese

cesare-paveseAl suicidio di Pavese è stato dato sempre molto spazio e molti hanno cercato di spiegarlo con motivazioni legate alla sua insoddisfacente vita amorosa o a disturbi di natura sessuale. Per capire l’animo di Cesare Pavese e il percorso che lo portò al suicidio sono di indubbia utilità l’epistolario e il diario Il mestiere di vivere. Sono loro a farci luce sui meandri più oscuri e meno pubblici del suo pensiero e del suo percorso umano. Nel ricchissimo epistolario viene spontaneo andare alla ricerca di quell’incrinatura dell’animo che lo portò a scegliere la morte. Ci sono nelle lettere, e in particolare nelle lettere dell’ultimo periodo, molte interessanti indicazioni; particolari inquietanti che, scritti appena qualche mese e in alcuni casi qualche giorno prima del suicidio, inquietano ancora di più. Continua a leggere

La Patagonia

glacier avenue

Da Buenos Aires scendiamo alla volta della penisola di Valdes nella parte alta della Patagonia argentina.
Lì una guida dalla testa simile a quella di un guanaco ci porta a visitare la vasta penisola dove ci sono colonie sterminate di pinguini e di leoni marini. Almeno sessantasei mila pinguini e duemila leoni marini. C’è anche qualche sporadico elefante marino. La strada percorre l’interno della landa per duecento chilometri, duecento chilometri di strada sterrata che ci consentono di vedere molti animali allo stato brado (guanachi, lepri, armadilli). Poi facciamo sosta in un’Estancia (una sorta di agriturismo) in cui si allevano gigantesche pecore e si arrostiscono le carni a riverbero secondo l’uso argentino. Continua a leggere

Ho giù un aereo al cancello (poesie di Giorgio Maimone)

imago_ 4Ho giù un aereo al cancello che mi aspetta
Ho nuove rotte e un mazzo di carte
Se trovo spade o se trovo bastoni
So che non mi pensi e non parti con me.
Ho un traghetto alla porta che suona
La sirena canta un motivetto per me,
giro una carta e trovo fante di coppe,
forse mi pensi ed hai un biglietto per me. Continua a leggere

Pace violenza e letteratura noir

ancoraÈ diffusa la convinzione che la nostra società sia una società violenta e che la letteratura noir in tutte le sue varianti, fino all’estremo del polar, sia il genere letterario che meglio la rappresenti; ne sia insomma la rielaborazione artistica più adatta. Non ne sono del tutto convinta. Penso che la Londra in cui viveva Shakespeare fosse una città più violenta, una città in cui si poteva incontrare la morte con maggior facilità che nelle nostre metropoli. Continua a leggere

La follia che proviene dal dio è assai più bella di ogni saggezza umana

chagall 5Platone diceva che l’arte si serve degli uomini anche da poco per realizzarsi. Persone di scarso valore e di discutibili doti umane possono partorire delle opere di grande valore. Questo lo possiamo constatare anche passando in rassegna la vita di alcuni grandi del passato che nell’arte raggiunsero vette insuperate e nella vita furono delle persone di grande banalità. Alcuni furono malvagi o gretti, altri si diedero a tutti quei vizi che nelle loro opere bollavano, altri ebbero vite spericolate e sgangherte, molti morirono suicidi. Continua a leggere

La Polinesia: Tahiti, Bora Bora e Pago Pago

Bora Bora Pearl Beach Resort

Le previsioni del tempo non sono molto favorevoli quando sbarchiamo a Papeete. Se qui la variabilità è la regola, la stagione delle piogge, che corrisponde alla loro estate, regala un orrendo clima caldo e umidità in abbondanza, favorevole al proliferare delle zanzare. Muniti di tutti i possibili presidi ci accingiamo a scendere per visitare l’isola. Tahiti è parecchio occidentalizzata – d’altronde la presenza francese risale alla fine del Ottocento – ma ha anche parecchio colore locale come un vastissimo mercato dove si vendono frutta e prodotti del luogo, piccolo artigianato, conchiglie, le mitiche coroncine di fiori. Continua a leggere

Il Sosia da L’Occidente e parole

L'Occidente e parole_copertinaLa crisi tocca soprattutto noi, ventenni e trentenni, noi plasmati da una società dei consumi noi allevati come consumer-addicted, diceva il Sosia – lo avevamo soprannominato così perché nel suo look ricordava Robert Pattinson, quello di Twilight, – noi tagliati improvvisamente fuori dal sogno di quel miglioramento sociale che hanno sperimentato le generazioni precedenti. Siamo i primi ad essere esclusi. Via, non c’è più posto. Il mondo è saturo e tu sei superfluo. Non è allegro, che dite? Continua a leggere

Bicchieri di plastica

miròIn quarant’anni il nostro impatto negativo sulla biosfera è triplicato, e non smette di crescere. Sembra impossibile. In fondo, non mangiamo il triplo, non viviamo il triplo, non abbiamo che parzialmente migliorato la qualità della nostra vita e in certi settori si vive per certi aspetti peggio. E allora? Come mai? Continua a leggere

Marinare la vita di Claudio Magris

20151026_191415Giornata grigia. Nebbia sottile che sloga i contorno delle cose. Trieste era famosa per la bora ma ultimamente d’inverno qui dominano pioggia e nebbia. L’appuntamento con Claudio Magris è al Caffè San Marco, sotto le maschere che lo scrittore ha immortalato in Microcosmi, l’opera che vinse nel 1997 il premio Strega. “Non è male riempire i fogli sotto le maschere che ridacchiano e tra l’indifferenza della gente seduta intorno. Continua a leggere

La bambina in rosso di Antonio della Rocca. Recensione di Juan Octavio Prenz

la bambina in rossoArduo compito, dal quale lo vediamo uscire vittorioso, è quello che si è imposto Della Rocca, affrontando la scrittura di un romanzo basato sulla vita di Egon Schiele.
Romanzo familiare? Romanzo sull’arte? Romanzo sul commercio dell’arte? Tutto questo e molto altro s’intreccia in un’intricata trama vitale, risolta con una tecnica narrativa chiara ed efficace. Continua a leggere

Passeggiata triestina

20151026_191807A vederlo di notte o in un giorno di bora viene da scambiarlo per un signore che attraversa il ponte del Canal grande. E invece è una delle statue a grandezza naturale che campeggiano a Trieste, opera dello scultore Nino Spagnoli: Joyce col un libro sotto braccio, la giacchetta leggera e un papillon, e in faccia l’aria di andarsene in una delle sue osmizze a bisbocciare. Continua a leggere

La globalizzazione delle classi sociali

40_ppDSCN1426Quando cadde il muro di Berlino e anche gli altri paesi dell’Europa orientale smisero in fretta i panni dell’utopia comunista, che avrebbe dovuto portar loro giustizia e felicità, quando le roccaforti del comunismo – come Russia e Cina – si abbandonarono nelle braccia del capitalismo consumatore e smisero con gioia i loro panni uniformi per abbracciare i miti di questo Occidente, a sua stessa detta, vuoto di ideali, tutti pensammo che l’utopia che aveva scaldato le menti di tanti, dagli anni Trenta agli anni Ottanta, fosse definitivamente tramontata. I più idealisti possono essersi rammaricati che sia miseramente crollata un’utopia, in fondo di gran livello, che voleva realizzare la giustizia sulla terra – laddove le religioni fino allora avevano proposto una giustizia rinviata all’al di là. Non so se ci si sia adeguatamente accorti di un fatto che abbiamo sotto gli occhi e che proprio per la consuetudine non avvertiamo. Continua a leggere

La poesia e il mondo contemporaneo

chagall3“Il mondo contemporaneo è certamente il più inadatto dei mondi possibili per la poesia, perché è il mondo della chiacchiera, del frastuono, dello svilimento incalzante del senso” sosteneva negli anni Novanta Giancarlo Pontiggia, osservando il divario che si era creato tra i poeti, che molto spesso tendevano ad arroccarsi in piccole consorterie, e il pubblico nel senso più lato.
Eppure, se percorriamo la letteratura del Novecento, ci accorgiamo che proprio alla poesia è stato affidato il compito di esprimere i punti nevralgici della nostra scombinata esistenza, assieme ai temi che da sempre sono stati appannaggio dell’uomo nella sua dimensione spirituale: il tempo, il senso dell’esistere, gli affetti. Continua a leggere

Svevo: scrivere come misura d’igiene

Cittavecchia _serale“Devo pensare a scrivere per sentirmi vivo, posto che la vita che faccio, tra tanta virtù che ho e che mi viene attribuita, e tanti affetti e doveri che mi legano e paralizzano, mi priva di ogni libertà. Io vivo con la stessa inerzia con cui si muore. E voglio scuotermi, destarmi. Scrivere sarà per me misura d’igiene”. Continua a leggere

Un viaggio nella crisi della società occidentale. Lettura di Marina Silvestri a “Rotte d’Europa” di Marina Torossi Tevini

1_03_Notre_Dam_scorcio-CIMG4689Viaggiare è strappare almeno un po’ le radici da un luogo – abitudini ripetitività conforto che una vita che si ripete fornisce – e lasciarsi scivolare sul mondo – leggo a pagina 39 dell’ultimo libro di Marina Torossi Tevini – Al mattino ti ritrovi in un altro ambiente, ripeti le tue abitudini con delle variazioni, fai la tua passeggiata, fai colazione, cerchi una nicchia per scrivere pensare. Ricorrono in questi venti racconti molti dei temi già affrontati dall’autrice nei precedenti lavori, i mali della società di oggi, i rapporti generazionali, i giovani, la scuola, i viaggi, la classicità intesa come sguardo di paragone. Continua a leggere

Il viaggio come riflessione. Lettura di Giovanna Mozzillo a “Rotte d’Europa” di Marina Torossi

copertinaRotte150okDa sempre il viaggio è un’occasione per riflettere, sia perché rappresenta una pausa rispetto agli impegni abituali e quindi lascia la mente libera di soffermarsi su problematiche alle quali, sebbene siano essenziali, nella routine di tutti i giorni non abbiamo il tempo e la calma di dedicarci, sia perché il confronto con la “diversità” ci aiuta ad analizzare con maggiore chiarezza le caratteristiche del paese in cui viviamo e a inquadrare in una visione più ampia la situazione collettiva della nostra epoca. Una valida conferma di questa enunciazione ci viene dal libro di Marina Torossi Tevini “Rotte d’Europa”, appena editato da Hammerle Editore di Trieste. Continua a leggere

Il fascino di una condizione errante, prefazione di Enzo Santese a Rotte d’Europa

L’adagio oraziano “Caelum non animum mutant qui trans mare currunt” (Epistole I, 11, v. 27) sembra contraddetto dalla prassi di Marina Torossi Tevini, spinta da una spiccata curiosità intellettuale a percorrere le lunghe distanze da un capo all’altro del continente europeo con la disponibilità ad accogliere le diversità di umore e le differenze di realtà umana, sociale, storica, di tradizioni e di costume con la prontezza di chi adatta il registro critico e affina la profondità dello sguardo nella consuetudine al nuovo.
Il viaggio diventa una condizione dinamica dello spirito che, oltre al desiderio d’incrementare le conoscenze e sondare l’inedito, impegna la capacità di vedere, lo scatto analitico, la dote di comprensione dei movimenti, delle realtà, delle prospettive di un determinato luogo. Quando si arriva a una certa latitudine del nostro sogno di novità, scattano molteplici varianti a farci registrare nella memoria quanto ci è stato offerto; Marina Torossi Tevini sa bene che andare significa essere pronti a stupirsi per quanto arte, natura, umanità, hanno prodotto in un paese o semplicemente in una contrada del mondo. “Rotte d’Europa” si presenta come un reticolo di suggestioni assunte in molteplici viaggi (anche reiterati nella medesima località a distanza di mesi o anni) che diventano autentiche occasioni di dibattito e confronto a due – con il consorte, compagno di viaggio reale, oppure con il lettore, compagno virtuale – su problematiche che vari spunti e sollecitazioni innescano in itinere. E un modo per neutralizzare il tempo è quello di impegnarlo con le partenze susseguenti; conoscere un luogo non significa di per sé possederlo per sempre, è per questo che l’autrice, quando torna a rivederlo, ama soffermarsi sull’indicazione dei caratteri persistenti già registrati e sulle differenze emerse in seguito.
L’opera rivela un gusto particolare per la nota di colore che si fa sostanza di pensiero prodotta dai suggerimenti delle cose, delle situazioni, delle persone incontrate. Non è un libro di mete turistiche, ma una sequenza cangiante di riflessioni nate in un quadro fitto di spostamenti da una parte all’altra d’Europa. È una potente scossa anche per lettore più stanziale e sedentario, un invito a un’immersione dentro realtà per lo più avulse dai depliants patinati delle agenzie turistiche. La riflessione che sembra nascere dalla casualità delle sollecitazioni visive provenienti dalle più disparate realtà (dalla penisola iberica ai paesi baltici, dal Centroeuropa alle nazioni mediterranee, dalla Francia alla Germania) è invece strettamente connessa a un impianto di pensiero, che consente una ricognizione analitica di volta in volta incentrata sul piano storico, culturale, artistico e politico.
Lo stile limpido e chiaro si presta come duttile strumento di espressione d’umori, quelli stessi provati a contatto con le realtà considerate; talora la prosa si accende di seduzioni descrittive che invitano a un’avventura di viaggio il lettore stesso, con il quale idealmente colloquia per esprimergli pure i sensi di un disagio rispetto allo scollamento della società, alle condizioni di un’azione educativa inefficace della scuola, a un’inerzia conseguente della gioventù irretita dai miti del contemporaneo. E la scrittura si tende in un’analisi impietosa di fronte alla necessità di proporre sempre un raffronto tra un aspetto della situazione italiana e uno della realtà straniera, con le sue cento sfumature.
In queste peregrinazioni per le lande europee Marina Torossi non insegue solo il bello, ma inquadra il vero illuminando aspetti di forte contrasto e di marcata inquietudine. E allora l’obiettivo della scrittrice si ferma a inquadrare le contraddizioni come – per esempio – quelle tra il sud spagnolo e la “profonda Africa”, espresse nelle forme, nelle presenze e nelle atmosfere. La tristezza la attanaglia quando vede “stuoli di extracomunitari, che vivono nel più completo degrado, lavorano per una dozzina di ore al giorno per miseri 30 euro a temperature inumane.” Come dire che la condizione misera dell’immigrazione ha le medesime caratteristiche sotto latitudini diverse.
La prosa si articola in passi narrativi che improvvisamente si alternano con approfondimenti nella complessità di un pensiero che si nutre di risonanze letterarie, culturali e storiche molto variegate.
L’esortazione di Charles Baudelaire ai viaggiatori (nella poesia “Il viaggio”): “Vogliamo navigare senza vapore e senza vele!/Per distrarci dal tedio delle nostre prigioni,/ fate scorrere sui nostri spiriti, tesi come tele,/ i vostri ricordi incorniciati d´orizzonti” sembra avere anche in “Rotte d’Europa” una serie accattivante di risposte, dove Marina Torossi Tevini – pur consapevole delle gravi problematiche del mondo contemporaneo – sa esprimere il tratto di una fiducia sostanziale nelle magnifiche sorti e progressive dell’uomo e dei viaggi, progettati e realizzati con disponibilità piena a uno sguardo orizzontale nel presente e a una ricognizione verticale nelle matrici generanti delle realtà considerate.

Enzo Santese

Intervista a Marina Silvestri: la maternità in 22 tarocchi

Silvestri-notteLa velocità di comunicazione e il vasto accesso alla cultura e all’informazione non creano di per sé un mondo di luce quando manchi il valore fondamentale dato dal passaggio di testimone da una generazione all’altra che veicola saggezza e valori condivisi, è questa la riflessione su cui si incentra “La notte si avvicina”, la recente raccolta di poesie di Marina Silvestri. Continua a leggere

Montale e il mondo classico

eugenio_montaleRiguardo a Montale si è detto di tutto e di più. Si sono susseguiti congressi, tavole rotonde, mostre. Sono stati scoperti risvolti inediti, sono state ridette idee scontate. Ci si è spinti un po’ a lato della grande produzione poetica, allungando gli occhi anche sulle prose di “Farfalla di Dinard” e sull’enorme mole della sua pubblicistica. Aggiungere qualche cosa a tutto ciò sarebbe presuntuoso. Eppure mi è rimasta una piccola insoddisfazione, l’idea che le proporzioni talvolta non vengono rispettate. Quando si parla di rapporti tra la grande poesia italiana del Novecento e il mondo classico il nostro pensiero corre subito a Quasimodo, ai suoi miti di “Acque e terre”, alle sue traduzioni dei lirici greci. Nulla di analogo per Montale. Continua a leggere

Rotte d’Europa

Rotte d'Europa copertina

“Venti racconti per descrivere l’Europa dei nostri giorni, un’Europa che viaggia a due velocità, con profonde e laceranti differenze nelle sue regioni. Racconti di viaggio e non solo perché lo sguardo si allarga alla società, alla cultura, ai modi di vita che hanno caratterizzato questa parte del mondo negli ultimi decenni.”

Prefazione di Enzo Santese: Il fascino di una condizione errante

Alcuni brani

Provenza e Catalogna
Bretagna
Nord – Sud Europa: note di viaggio
Baltico: il regno della luce e del buio

Recensioni

Enzo Santese: Marina Torossi, il viaggio come ordine dello spirito
Il Piccolo Redazione Cultura: Venti racconti per decifrare l’ Europa
Marina Silvestri: Rotte d’Europa
Giovanna Mozillo: Rotte d’Europa
Marina Monego: Rotte d’Europa

Presentazioni

Circolo Aziendale Generali: Enzo Santese e Marina Silvestri
Libreria Minerva: Gabriella Musetti e Roberto Dedenaro
Libreria In der Tat: Lina Morselli ed Enzo Santese
Libreria Luglio Galleria Rossoni Trieste: Irene Visintini
Poesia e Solidarietà, Storico Caffè S. Marco Trieste: Gabriella Valera
FIDAPA Storica TRIESTE, Caffè Tommaseo: Paola Sbisà

Tra Oriente e Occidente. Intervista a Marina Torossi di Nuria Kanzian

 DSC_0198Come dice Alvin Toffler, autore di “Lo choch del futuro” (1970) e “La guerra disarmata” (1994), il potere mondiale è diviso in tre ampie sezioni: paesi agricoli, paesi dell’industria pesante e paesi dell’economia dell’informazione. Tra Oriente e Occidente ci sono anche delle aree “divergenti”, che non seguono le linee guida della società dei prosumer (produttori-consumatori allo stesso tempo) resi schiavi dal mercato. Continua a leggere

Il cane con le ruotine

cieloMocassini bianchi. Nuovi. Comodissimi. Lo constato con soddisfazione sul ciottolato di Asolo. Per il resto un paesaggio quasi toscano, con cipressi e altri sempreverdi, frammisti a qualche vigna. Paesaggio collinare, con casali e castelletti. Gusto retró e odore di cose antiche. Densità umana. Continua a leggere

Viaggio in Campania (Positano e Amalfi)

fioriLa Campania è una regione bellissima, ma interessante è anche fare esperienza del carattere dei suoi abitanti che di solito sono confusionari e, se possono, cercano di imbrogliare; però, devo ammetterlo, lo fanno con un certo stile. Il traffico ha un che di tragicamente buffo: mentre le macchinine si rincorrono disordinatamente, rischiando a ogni curva dei frontali, ci sono anche quelli che trascinano tranquillamente cavalli o asini oppure portano in fatiscenti carrozze turisti d’oltralpe. Continua a leggere

Viaggio in Campania (Ercolano e Pompei)

ginestreSembra un quadro del Settecento Sorrento, con gli alberi abbarbicati al tufo, gli alberghi e le ville che sorgono sulla barriera massiccia di pietra che si leva dal mare. Ma le orde di turisti che si riversano dai pullman e prendono d’assalto motonavi e aliscafi per Capri ci rituffano nel presente. Anche noi saliamo e ci mettiamo a sedere di fronte a due inglesi che parlano fitto. Continua a leggere

Il Baltico: regno della luce e del buio

Il Baltico è un mondo a sé, nei lunghi inverni nella morsa del gelo e avviluppato nel buio, durante l’estate splendente e luminoso, pieno di riflessi dovuti alla luce radente, con città magnifiche come Stoccolma e San Pietroburgo o emergenti come Riga e Tallinn. Ce lo godiamo via mare attraversando la miriade di isole situate nel fiordo che conduce al centro della città di Stoccolma. Continua a leggere

Lo schiavo

fico d'indiaNon era molto convinto che fosse una grande idea, ma sua moglie insisteva. Ce l’avevano tutte le sue amiche, insomma, in un momento di intimità gli aveva strappato una promessa che ora si sentiva in dovere di mantenere.
Lo sceglierò io però, aveva detto, almeno voleva essere sicuro di lasciare sua moglie in buone mani. Aveva preso qualche giorno di ferie. E si era messo alla ricerca. Continua a leggere

Amore e paradossi

pesci AntibesALESSANDRO: – Forse ci potremmo sposare, Manuela?
MANUELA: – Non credo, Alessandro.
ALESSANDRO: – Allora vivere assieme?
MANUELA: – Non ci penso neppure!
ALESSANDRO: – E perché?
MANUELA: – Non lo so, non me lo so spiegare, ma qualcosa dentro mi dice di no.
ALESSANDRO: – Falla tacere! Continua a leggere

IL vecchio e il clone

43_DSCN1621 copiaLuce grigia. Per mesi. Uno strano danzare di ombre sul Sognefjord. La notte d’inverno.
E che altro, in quel poco di luce, se non cercare il caldo di qualche amico, il tepore di un luogo chiuso, l’illusione che la parola può creare? Che altro? Da quel luogo senza luce la natura è ostile e lontana. Meglio stringersi assieme, meglio scaldare le mani con qualcosa di forte, meglio scaldare la mente con insani pensieri. Continua a leggere

La sfinge del Montasio (2)

Sfinge MontasioLa fune aveva ripreso a scorrere verso l’alto. Altri colpi di martello echeggiarono sulla parete, altra delusione. Il ferro penetrando nella fessura non vibrava ancora rassicurante. Anche quel chiodo, da un momento all’altro, poteva abbandonare la roccia in cui era penetrato e segnare la fine della loro avventura.
Era il tempo in cui molti giovani affrontavano i rischi dell’arrampicata ricchi soltanto della loro passione appena sbocciata, anche se poveri d’esperienza e di mezzi. Continua a leggere

La sfinge del Montasio di Lino Torossi

camp Valbruna orizEra una calda giornata di fine giugno dell’anno 1930, ma la roccia in quel tratto di parete sembrava gelida come d’inverno. Paolo Valle guardava verso l’alto con apprensione. Da dieci minuti o forse più, il suo compagno, dopo aver superato lo strapiombo, sembrava scomparso nel nulla. Un tempo troppo lungo in quel silenzio; la fune continuava a penzolare inerte. Il rocciatore, sempre immobile su di un’esigua cengetta, ebbe un brivido e l’impressione di essere lassù, solo, abbarbicato sull’ignoto. Continua a leggere

Le lumache

scultura ValbrunaChissà se poteva uscire dalla stanza. Si guardò intorno. Nel corridoio niente fili di bava. Le lumache non erano ancora passate. In fretta si vestì ed uscì dalla sua stanza. Ma subito, arrivato a metà corridoio, cominciò ad invischiarsi, a scivolare, a retrocedere. Anche là avevano chiuso il passaggio. Tornò sui suoi passi con rabbia. Continua a leggere

In Patagonia (3)

catastaIl giorno seguente prendono l’aereo per Ushuaia. La montagna sul mare. Ghiacciai, castori, foche e pinguini. Un mondo vastissimo. Incontaminato. Il pensiero della natura e della sua potenza domina la mente di Francesca. Tutti dovrebbero venire una volta o l’altra in Patagonia, pensa, tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita i geyser dell’Irlanda o un vulcano in eruzione. Perderebbero un po’ della loro presunzione. Continua a leggere

In Patagonia (2)

retiAl ritorno si prende l’aereo per Bahia Blanca e poi da lì si prosegue verso Sud. Il viaggio non è faticoso. I bus che percorrono le vaste distese della Patagonia sono comodi, quando si prenota il posto si può persino scegliere tra una cama o una semicama e stendersi a dormire durante i lunghi percorsi. Anche le strade un tempo sterrate sono in buono stato. Continua a leggere

In Patagonia

verso il poloL’aereo atterra a Punta Arenas. Una lunga frenata che sembra non voler mai finire. Francesca guarda l’ora. Quasi in orario. Scende e raggiunge i compagni di lavoro. La base è situata in un albergo arroccato sul mare. Spalanca la finestra. Il vento soffia forte. Decide di scendere al mare. Una sciarpa attorno al collo. I corti capelli che si dividono in righe sottili sotto la sferza del vento. In faccia schizzi d’acqua gelata. Continua a leggere

I nostri antenati, gamberetti flambé e madame Le Pen

Bordeaux

Camminare sul lungomare di Nizza è uno spettacolo di buona integrazione razziale, famiglie multietniche, ragazze bianche con figli di colore o il fidanzato dai capelli crespi e dagli occhi nerissimi, famiglie arabe con donne anziane a seguito, di solito di notevoli dimensioni, con bambini festanti e uomini che si raggruppano tra di loro. Facciamo la nostra solita passeggiata serale in zona mentre progettiamo la partenza per la prossima tappa, Narbonne. Continua a leggere

L’ermafrodito

riflessi

«Le piace ?» Era una domanda superflua perché Sandro se ne stava già da mezz’ora a contemplare il blu profondo di quel quadro, concentrico intorno a un vuoto infinito che dava le vertigini.
Riemerse con difficoltà e si voltò verso le parole alle sue spalle. Vide una bocca un po’ troppo truccata che oscillava sopra lunghe file di collane. Tacchi alti e lunghi capelli neri, un’iperfemminilità esibita che in un’altra persona gli avrebbe dato certamente fastidio. Ma stranamente non la trovò sgradevole. Continua a leggere

Un tempo avevamo la coda

irisAnna guarda e riguarda la planimetria che l’agenzia immobiliare le ha dato e si perde a sognare i particolari. Quella casa, quella casa in campagna è la casa che ha sempre desiderato. Anche gli altri saranno entusiasti, ne è sicura. Arriva a casa trafelata e travolge la famiglia con una raffica di parole. Verde, fresco d’estate, profumo di campagna. Cosa ci può essere di meglio! Un giardino, un barbecue, un’altalena per Giulio e una cuccia per Pippo.
Danno la caparra e impazienti si mettono ad aspettare il momento in cui si trasferiranno nella nuova casa. Continua a leggere

La favola dei porcospini feriti

riccioSchopenhauer in una delle sue migliori metafore scrisse: “Il porcospino, in inverno, ha freddo. Per riscaldarsi si avvicina ad altri porcospini, in modo che avvicinandosi ci si possa tenere caldi a vicenda. Ma nell’istante stesso in cui due o più porcospini si avvicinano, corrono il rischio di ferirsi a vicenda con i loro aculei; e la maggior parte delle volte così succede. Feriti, i porcospini si allontanano di nuovo, ma dopo poco il freddo li spinge di nuovo a riavvicinarsi per scaldarsi, pur rischiando di farsi male. Il porcospino odia il freddo…”
Come fanno l’amore i porcospini? Con grande prudenza. Niente di più giusto. E noi Dio solo sa se non siamo stati prudenti. Continua a leggere

Marguerite ad Avignone

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-Bisogna fare come fanno gli uomini: sapere cosa si vuole e perseguirlo. Io non mi occupo di tuo padre a tempo pieno. Scrivo, quando ho tempo stiamo assieme, ma posso restare anche per intere giornate sprofondata nel mio mondo.
Erano parole di Emmanuelle. Marguerite la osservò ed esclamò meravigliata: – Sembrate così felici, tu e mio padre! Qualche volta vi invidio. Continua a leggere

Mammetta

cortecciaALICE: – Come sta tua madre?
SILVIA: – Bene! S’è ripresa del tutto.
ALICE: – L’ha vista il dottore?
SILVIA: – No, ma ha ricominciato a brontolare alla grande, ha criticato i nuovi acquisti, ha licenziato l’infermiera che le avevo mandato, si è arrabbiata con il negoziante che le porta la spesa, e ha giurato che il radicchietto come lo trova lei al mercato, nessuno…
ALICE: – Sembra in forze. Sono contenta. Continua a leggere