Quattro poesie di Marina Raccanelli

notti di solstizio ambiguo e lune sfatte,
al franare dei sensi rispondono
segnali di tarlo –
piegata nel vano della finestra
trema la tua figura:
s’apre alla nebbia notturna il vetro
un ricordo ti avvolge, ridi
stelle di neve al suolo
cadono polverizzate

2
E trattengo il pensare dalle cime
confondendo i principi con la fine
Chi vuol giocare con me all’altalena?
Elena lo fece, ma non per gioco
forse, nel bosco dalle fronde chiare
prima di mille donne, poi mille altre
dondolarono nei secoli per disperazione
il nemico era dentro le porte
nelle viscere e nella memoria
nella pelle stava inciso, incastrato nelle ossa
ma se non puoi cacciarlo rientra in te stessa
arraffa la vita goccia dopo goccia
tocca con gioia ingorda il filo d’erba
nel microcosmo sarai serena
minima è la densità dei secondi
ecco, nell’alba la luce si alza

3
il cimitero
è regno dei gabbiani
dall’occhio feroce – ma
dopo l’inverno vuoto
tornano i passeri festosi
con ghirlande di chiacchiere
sparse – il merlo
popola Cannaregio a primavera
interroga tegole, vento e siepi
domina il mondo dalle antenne
con insistenza melodiosa

4
Cielo e terra si fusero, alti
lontani e dentro gli occhi –
la luce spaccava le pietre
giganti di materico splendore
emersero dai frantumi di secoli –
il vento sperdeva i pensieri
bruciati nel blu
livellava a onde monti remoti
accarezzava i piccoli fiori
nel deserto di sassi
poi
file di formiche umane
si mossero sui sentieri
avvolti nei cieli di cristallo