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L’equivoca eredità di una rivoluzione lontana

Il nostro mondo, il mondo delle disuguaglianze in quantità, fonda uno dei suoi cardini di pensiero sul concetto che siamo tutti uguali. Idea nata al tempo della rivoluzione francese. Liberté, égualité, fraternité inneggiavano i rivoluzionari mentre la ghigliottina faceva cadere le teste. Ci sono però degli equivoci. Si inizia con l’equivocare le cause della rivoluzione. Continua a leggere

Siamo buoni. Ci odiamo tutti.

Credo che in nessuna civiltà si sia stati così sensibili alle discriminazioni di ogni tipo come nell’Occidente del dopoguerra. Dopo gli orrori di una scelta, quella tedesca, di eliminare dalla società gli elementi che potevano indebolire la razza, dagli ebrei agli zingari agli omosessuali, la società occidentale fu bene attenta a ricostruire la sua identità sulla proclamazione ad abundantiam della assoluta uguaglianza di tutti gli uomini. Mai nessuna civiltà del passato, men che meno la civiltà greco latina di cui ci vantiamo discendenti, l’aveva fatto. Per il mondo classico c’erano gli uomini liberi e gli schiavi, c’erano i greci e i barbari. Tutti uguali? Col fischio. Continua a leggere

Prima del botto

Oggi si dice spesso che il lavoro manca, ma in realtà lo potremmo affermare solo se ci trovassimo in una società ben funzionante che non fa mancare servizi, che offre a tutti i cittadini il miglior confort. Non è la condizione di tutte o quasi tutte le società occidentali dove le quotidiane lamentele degli utenti per le lungaggini, i disservizi, le attese infinite sono la palese dimostrazione che molto si potrebbe ottimizzare. Manca però una volontà in questo senso, manca una programmazione, mancano delle menti che pilotino in una direzione o nell’altra le forze lavoro. Perché non ci sono? Perché tutto è lasciato all’improvvisazione e all’iniziativa, spesso miope, dell’individuo? Continua a leggere