Tag: narrativa

Allegretto andante for a trio (4)

Francesca’s room is bright spacious. Two large windows with embroidered curtains give it the feel of the light-thirsty rooms of northern Europe. It is furnished with a bed and a sofa. On the floor are lots of rugs and cushions. Francesca goes from the room to the adjoining wardrobe, choosing garments and stopping pensively now and again.
From the doorway, Giulio continues to observe her in silence. She looks at him and walks over to stroke him. – When I was little I had a teddy bear with the same name as you. Giulio the bear. He was my favourite. Continua a leggere

Allegretto andante for a trio (3)

In her room she rummages through the things she has already packed. Meanwhile, Giulio comes through and leans on the door frame. He silently watches her fiddling with her case, then he comments: – So you’re going tomorrow!
– It’s work, mumbles Francesca tersely, without lifting her head.
Giulio wanders about the room, then runs a hand through his hair and continues, with some embarrassment: – Did I miss an opportunity last night?
Francesca does not spare him the icy words: – Today too, come to that.
Giulio presses her further: – An opportunity that may not arise again?
Francesca smiles: – I don’t know about that.
Giulio looks at her: – I’m struggling to understand your conditions. Continua a leggere

Allegretto andante for a trio (2)

Monica stands up and starts to lay cushions out on the floor. She takes off her shoes, commenting: – I couldn’t resist them when I saw them in the shop window, but they are incredibly uncomfortable. She lies on the floor. Francesca sits down next to her and leans on the back of an armchair. Giulio lies down in the middle. Francesca starts caressing his neck and shoulders.
– That’s bliss, chirrups Giulio. I really needed this massage. Continua a leggere

Un tempo avevamo la coda (Nekeda smo imali rep)

Ana je gledala i proučavala planski prikaz kuće koji joj je dala agencija za nekretnine, i prepustila se sanjarenju o detaljima. Ta kuća, kuća na selu, je upravo ona koju je oduvek želela. Bila je sigurna u to da će i ostali biti oduševljeni. Stigla je kući ostavši bez daha, i počela da obasipa porodicu bujicom reči. Zelenilo, svežina leta, miris sela. Nema ničeg boljeg! Bašta, roštilj, ljuljaška za Đulija i jedna kućica za psa Pipa. Continua a leggere

Francesca’s Trieste

Francesca’Trieste

In autumn, as the days grow dark early, she has never liked being on her own. A flock of birds in a semi-park near her home makes her think of her own departure. What she is leaving and what she will find. She is leaving a semi-relationship with her best friend’s best friend. She smiles. In an age where people jump into bed together and ask each other’s names later, they are among the few to have been seeing each other for months, who want each other, but have never made love. Continua a leggere

The kinder bueno man

A supermarket in Trieste. Rattling trolleys whizz by. The meeting place for souls roving in pursuit of all the unnecessaries indispensable to life. Hands reach out towards shelves in a spasmodic and compulsive quest. Odourless food is everywhere. Oh, for the life of a souq with all its foul smells!, thinks Francesca, pushing her trolley hurriedly. Continua a leggere

La nostalgia degli altri di Federica Manzon

Spiazza il lettore Federica Manzon con il suo ultimo romanzo La nostalgia degli altri (Feltrinelli 2017, pp 210, € 16) che racconta una storia di amicizia e di amore che coinvolge due giovani, Lizzie e Adrian, e un amico comune che funge da io narrante e testimone. Ma è una storia d’amore? Sembra piuttosto una storia di potere. O ancor meglio una storia di svelamento di una fantomatica verità. E la verità è una verità paradossale.
Ma andiamo per gradi. Lizzie è un ragazza sicura di sé, proviene dal nord est, – sullo sfondo troviamo una città di Trieste con i suoi paradisi un po’ inquietanti e i suoi angoli appartati o chiari – e lavora in un’altra città, in un fantomatico Aquario, luogo dove si progetta intrattenimento e giochi vari per una società annoiata del reale. Continua a leggere

Un viaggio nella crisi della società occidentale. Lettura di Marina Silvestri a “Rotte d’Europa” di Marina Torossi Tevini

1_03_Notre_Dam_scorcio-CIMG4689Viaggiare è strappare almeno un po’ le radici da un luogo – abitudini ripetitività conforto che una vita che si ripete fornisce – e lasciarsi scivolare sul mondo – leggo a pagina 39 dell’ultimo libro di Marina Torossi Tevini – Al mattino ti ritrovi in un altro ambiente, ripeti le tue abitudini con delle variazioni, fai la tua passeggiata, fai colazione, cerchi una nicchia per scrivere pensare. Ricorrono in questi venti racconti molti dei temi già affrontati dall’autrice nei precedenti lavori, i mali della società di oggi, i rapporti generazionali, i giovani, la scuola, i viaggi, la classicità intesa come sguardo di paragone. Continua a leggere

Viaggio in Campania (Positano e Amalfi)

fioriLa Campania è una regione bellissima, ma interessante è anche fare esperienza del carattere dei suoi abitanti che di solito sono confusionari e, se possono, cercano di imbrogliare; però, devo ammetterlo, lo fanno con un certo stile. Il traffico ha un che di tragicamente buffo: mentre le macchinine si rincorrono disordinatamente, rischiando a ogni curva dei frontali, ci sono anche quelli che trascinano tranquillamente cavalli o asini oppure portano in fatiscenti carrozze turisti d’oltralpe. Continua a leggere

Viaggio in Campania (Ercolano e Pompei)

ginestreSembra un quadro del Settecento Sorrento, con gli alberi abbarbicati al tufo, gli alberghi e le ville che sorgono sulla barriera massiccia di pietra che si leva dal mare. Ma le orde di turisti che si riversano dai pullman e prendono d’assalto motonavi e aliscafi per Capri ci rituffano nel presente. Anche noi saliamo e ci mettiamo a sedere di fronte a due inglesi che parlano fitto. Continua a leggere

Lo schiavo

fico d'indiaNon era molto convinto che fosse una grande idea, ma sua moglie insisteva. Ce l’avevano tutte le sue amiche, insomma, in un momento di intimità gli aveva strappato una promessa che ora si sentiva in dovere di mantenere.
Lo sceglierò io però, aveva detto, almeno voleva essere sicuro di lasciare sua moglie in buone mani. Aveva preso qualche giorno di ferie. E si era messo alla ricerca. Continua a leggere

IL vecchio e il clone

43_DSCN1621 copiaLuce grigia. Per mesi. Uno strano danzare di ombre sul Sognefjord. La notte d’inverno.
E che altro, in quel poco di luce, se non cercare il caldo di qualche amico, il tepore di un luogo chiuso, l’illusione che la parola può creare? Che altro? Da quel luogo senza luce la natura è ostile e lontana. Meglio stringersi assieme, meglio scaldare le mani con qualcosa di forte, meglio scaldare la mente con insani pensieri. Continua a leggere

La sfinge del Montasio (2)

Sfinge MontasioLa fune aveva ripreso a scorrere verso l’alto. Altri colpi di martello echeggiarono sulla parete, altra delusione. Il ferro penetrando nella fessura non vibrava ancora rassicurante. Anche quel chiodo, da un momento all’altro, poteva abbandonare la roccia in cui era penetrato e segnare la fine della loro avventura.
Era il tempo in cui molti giovani affrontavano i rischi dell’arrampicata ricchi soltanto della loro passione appena sbocciata, anche se poveri d’esperienza e di mezzi. Continua a leggere

La sfinge del Montasio di Lino Torossi

camp Valbruna orizEra una calda giornata di fine giugno dell’anno 1930, ma la roccia in quel tratto di parete sembrava gelida come d’inverno. Paolo Valle guardava verso l’alto con apprensione. Da dieci minuti o forse più, il suo compagno, dopo aver superato lo strapiombo, sembrava scomparso nel nulla. Un tempo troppo lungo in quel silenzio; la fune continuava a penzolare inerte. Il rocciatore, sempre immobile su di un’esigua cengetta, ebbe un brivido e l’impressione di essere lassù, solo, abbarbicato sull’ignoto. Continua a leggere

Le lumache

scultura ValbrunaChissà se poteva uscire dalla stanza. Si guardò intorno. Nel corridoio niente fili di bava. Le lumache non erano ancora passate. In fretta si vestì ed uscì dalla sua stanza. Ma subito, arrivato a metà corridoio, cominciò ad invischiarsi, a scivolare, a retrocedere. Anche là avevano chiuso il passaggio. Tornò sui suoi passi con rabbia. Continua a leggere

In Patagonia (3)

catastaIl giorno seguente prendono l’aereo per Ushuaia. La montagna sul mare. Ghiacciai, castori, foche e pinguini. Un mondo vastissimo. Incontaminato. Il pensiero della natura e della sua potenza domina la mente di Francesca. Tutti dovrebbero venire una volta o l’altra in Patagonia, pensa, tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita i geyser dell’Irlanda o un vulcano in eruzione. Perderebbero un po’ della loro presunzione. Continua a leggere

In Patagonia (2)

retiAl ritorno si prende l’aereo per Bahia Blanca e poi da lì si prosegue verso Sud. Il viaggio non è faticoso. I bus che percorrono le vaste distese della Patagonia sono comodi, quando si prenota il posto si può persino scegliere tra una cama o una semicama e stendersi a dormire durante i lunghi percorsi. Anche le strade un tempo sterrate sono in buono stato. Continua a leggere

In Patagonia

verso il poloL’aereo atterra a Punta Arenas. Una lunga frenata che sembra non voler mai finire. Francesca guarda l’ora. Quasi in orario. Scende e raggiunge i compagni di lavoro. La base è situata in un albergo arroccato sul mare. Spalanca la finestra. Il vento soffia forte. Decide di scendere al mare. Una sciarpa attorno al collo. I corti capelli che si dividono in righe sottili sotto la sferza del vento. In faccia schizzi d’acqua gelata. Continua a leggere

Un tempo avevamo la coda

irisAnna guarda e riguarda la planimetria che l’agenzia immobiliare le ha dato e si perde a sognare i particolari. Quella casa, quella casa in campagna è la casa che ha sempre desiderato. Anche gli altri saranno entusiasti, ne è sicura. Arriva a casa trafelata e travolge la famiglia con una raffica di parole. Verde, fresco d’estate, profumo di campagna. Cosa ci può essere di meglio! Un giardino, un barbecue, un’altalena per Giulio e una cuccia per Pippo.
Danno la caparra e impazienti si mettono ad aspettare il momento in cui si trasferiranno nella nuova casa. Continua a leggere

La favola dei porcospini feriti

riccioSchopenhauer in una delle sue migliori metafore scrisse: “Il porcospino, in inverno, ha freddo. Per riscaldarsi si avvicina ad altri porcospini, in modo che avvicinandosi ci si possa tenere caldi a vicenda. Ma nell’istante stesso in cui due o più porcospini si avvicinano, corrono il rischio di ferirsi a vicenda con i loro aculei; e la maggior parte delle volte così succede. Feriti, i porcospini si allontanano di nuovo, ma dopo poco il freddo li spinge di nuovo a riavvicinarsi per scaldarsi, pur rischiando di farsi male. Il porcospino odia il freddo…”
Come fanno l’amore i porcospini? Con grande prudenza. Niente di più giusto. E noi Dio solo sa se non siamo stati prudenti. Continua a leggere