Dal dentista

palma (2)– Apra la bocca, aveva detto il dentista dopo aver sprecato non più di quattro secondi per un impersonale e asettico saluto.
Un attimo, avrebbe voluto dire Philipe. Non ti conosco neanche! Diciamoci due parole almeno per familiarizzare. Come posso aprire la bocca a uno sconosciuto?

E invece per il dentista il tempo era denaro e la bocca fu aperta. Philipe sospirò.
Il braccio peloso che gli entrava nelle fauci e un’ esclamazione, sfuggitagli più che altro per chiedere una pausa, bastarono perché il dentista lo rimproverasse brusco: – Deve stare fermo. Altrimenti non finiamo più.
Non la finiamo più? Ma se abbiamo appena iniziato! pensò Philipe e continuò a guardarlo.
A così breve distanza vedeva il suo braccio abbronzato (come mai i dentisti sono sempre abbronzati?) vedeva i suoi occhi un po’ sporgenti (starà bene, avrà mangiato, sarà di buon umore ?)
Il dentista trapanava veloce. Trrr Trrr… Rumore infernale.
Philipe continuava a pensare. Magari ha litigato con la moglie ed è di pessimo umore…Magari è un mese che non fa l’amore… E io sono nelle sue mani…
Il dentista trapanava. Che rumore orrendo, pensò Philipe. Come si può vivere felici trapanando i denti del prossimo?
Eppure l’assistente, una bella ragazza mora, sorrideva.
– Isolde! Passami …(E Isolde sorrideva e passava).
– Non si risciacqui, non occorre. Ha due aspiratori in bocca.
Effettivamente. Gli succhiavano la saliva. Aveva la gola secca. Ma pure desiderava sputare e sciacquarsi, almeno per prendere un po’ di tempo.
– Ahhii, gli sfuggì. Subito si pentì di quello che aveva fatto. Quel gridolino aveva indotto il dentista a munirsi di ago e…
– Dovrò precedere con l’anestesia, altrimenti non la finiamo.
– Ma come! – cercò di borbottare Philipe. Non ho mai fatto l’anestesia.
– Solo una punturina… Ecco fatto!
– Non avevo mai …( Non riuscì a finire che aveva di nuovo la mano del dentista in bocca).
– Adesso cosa sentirò? chiese con gli occhi e qualche mezza parola.
– Non sentirà niente. Qualche formichina. Sente qualcosa?
– Niente .
– Adesso?
– Niente.
– E adesso?
– Ahiii!
– Ancora?
– Solo un po’.
– Allora dovrò farle un’altra anestesia. Sul palato. Dalla radiografia sembra che il nervo sia compromesso. Vediamo cosa si può fare.
– Cosa? cosa?
– Lei non deve parlare!
Sono nelle mani di un pazzo, pensò Philipe sgomento. Mai visto uno così! Per fortuna che me l’ha raccomandato Marcel ! Guarda che braccio peloso! Guarda che baffi!
Trrrr
-Ahi!!
– Si rilassi. La sento un po’ teso.
– Eh!…
– Non parli !
– E non sputi, aggiunse l’assistente.
Povero me! Non ho mai avuto problemi col mio dentista. Ma lui era diverso. Mi raccontava della barca. Mi parlava. Mi chiedeva sempre del mio lavoro. Metteva la mia musica preferita. Questo qui invece…
– Temo che glielo dovrò togliere, fece il dentista dopo aver armeggiato un po’. Così non risolviamo niente.
Tra schizzi uscì un meravigliatissimo: Il dente?
– Certo. Il dente.
– Ma che cos’ha ?
– Una carie profonda. Non lo possiamo salvare.
– Ma è sicuro? (la bocca di nuovo tappata).
– Facciamo in un attimo, vedrà.
– Mai tolto nessun…(di nuovo la mano in bocca)
– Capisco, c’è sempre una prima volta.
– Ma è sicuro? (quasi con le lacrime)
ZAC
– Ecco fatto!
– Garza!
– Ecco!
– Tamponi! Tenga così.
– Oh!
– La garza così per mezzora, poi un gelato, non beva cibi caldi, non mastichi. Arrivederci.
– Aarr…
– E non parli.
– I…
– Vada vada.

m.t.t (da Il cielo sulla Provenza)