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Nella terra del mito, postfazione di Irene Visintini

Il libro Nella terra del mito è una pietra miliare dell’esperienza di scrittura di Marina Torossi Tevini, che vanta un denso curriculum di opere in prosa e poesia.

Nata a Trieste, laureata in lettere classiche, ha iniziato le sue pubblicazioni con Donne senza volto nel 1991, proseguendo poi con vari testi che hanno incontrato notevole consenso, tra cui Il maschio ecologico (1994), L’unicorno (1997), Il migliore dei mondi impossibili (2002), Il cielo sulla Provenza (2004), Viaggi a due nell’Europa di questi anni (2008), Le parole blu (2010), L’Occidente e parole (2014), Trieste. La resa dei conti (2019), Anatomia di un tramonto (2024) e altri.

Il romanzo Nella terra del mito si configura come un approccio particolare a realtà antichissime come la civiltà cretese, ma anche a quella attuale del mondo occidentale e costituisce un importante e necessario approdo della precedente attività dell’autrice, in cui già si intravedeva questa possibile soluzione. Una sostanziale coerenza caratterizza, infatti, la narrativa e la poetica di Marina Torossi Tevini, le cui opere sono state scritte in tempi cronologicamente diversi.

Ampia e diversificata è, però, la gamma delle tematiche e dei registri stilistici in cui si esprime la sua abilità nel condurre il gioco di intrecci e di storie sviluppate su matrici di segno etico, psicologico, esistenziale e comunicativo molto diversificate.

Questa volta, al centro della sua opera, c’è la più grande e suggestiva delle isole greche, Creta, oggi paradiso turistico di massa, meta di moderni e post moderni viaggiatori ed escursionisti, ma ancora caratterizzata da una sua particolare identità e autenticità, da bellezza e prosperità, da incantevoli paesaggi montani e suggestive spiagge, da importanti zone archeologiche a testimonianza di un’antichissima civiltà, quella minoica, legata a un remotissimo passato, alle origini stesse della vita e del mondo.

La civiltà minoica è una grande civiltà mediterranea, fiorita nel secondo millennio a. C., anteriore a quella greca, tardivamente scoperta nel suo splendore di ricchezza ed arte, una civiltà che ha saputo lasciare le sue tracce, con fantasiosa fertilità, anche nei poemi omerici Iliade e Odissea. Fondamentale per l’evoluzione stessa dello spirito greco, dei miti, dei simboli, dei modelli ellenici, innalzati a valore ideale; importante per l’elaborazione di quel concetto di classicismo che ha dominato nel mondo per millenni, dall’antichità a oggi, questa civiltà, che ha le sue principali vestigia nell’isola di Creta (a Cnosso, a Festo, a Haghia Triada), è descritta in quest’opera in tutto il suo fulgore, con immediatezza e precisione. Allo stesso modo rivivono l’arte, la religione, le tradizioni e le leggende, le immagini e le espressioni dei miti, l’eroicità della guerra, la pietas del mondo degli eroi e degli dei, figure di classica bellezza in cui si scorge il riflesso della natura e delle umane passioni.

Da evidenziare soprattutto la valorizzazione della donna, rappresentata in immagini-simbolo che esprimono l’archetipo femminile, quali la figura della Grande Madre, espressione ancestrale della vita, la dea dei serpenti, modello della potenza naturale della conoscenza.

E sono proprio i richiami irresistibili dell’umano e del divino, dell’eterna serenità e della gioia olimpica, il bello e la classicità di questo mondo pre-ellenico, ad attrarre e spesso travolgere i numerosi, particolari personaggi dai destini incrociati che concorrono a delineare la complessa trama del libro. La vita come viaggio, come passaggio dall’età fanciullesca e innocente alla presa di coscienza della negatività del mondo, in una continua ricerca del significato autentico della vita: è questo un tema che appare spesso nel romanzo, in cui la mitica isola sembra diventare anche una difesa, un argine alla disumanità di terribili eventi storico-politici ed esistenziali.

Sullo sfondo delle molteplici e intricate vicende dei protagonisti dell’opera, natura e cultura si fondono, appaiono fascinose, quasi irreali nella bellezza cangiante della luce di Creta in cui il divino mare blu intenso, turchese o smeraldino e le antichissime rovine e zone archeologiche assumono nitidi profili nel sole dell’isola o nei suoi dorati tramonti. Tale idillica armonia contrasta con i terribili e tuttora misteriosi terremoti o maremoti, che ebbero probabilmente origine a Santorini, e ne decretarono inesorabilmente la fine.

Il mirabile e profondo spirito creativo, allo stesso tempo armonico ed estetico, della civiltà minoica, sembra esprimersi in tutto il suo splendore di pace e prosperità, difficilmente eguagliabile, e raccontare, attraverso le intense e talvolta drammatiche testimonianze e vicissitudini dei personaggi del libro, la propria lunga e articolata storia, dai primordi all’improvvisa distruzione nel 1400 a. C., cui fecero seguito, a distanza di due millenni, la dominazione araba dell’isola, quella bizantina e veneziana, e infine quella turca fortemente combattuta dagli orgogliosi Cretesi, desiderosi di riconquistare la libertà.

Vari sono i modelli strutturali, le chiavi di lettura che si possono evocare a proposito di questo romanzo, opera caratterizzata da una sua unicità, ossia dalla particolare ambientazione cretese, legata, però. ad alcuni periodi del Novecento (l’inizio del secolo, il dopoguerra dopo il secondo conflitto mondiale e l’epoca attuale), arricchita da vari nuclei tematici, per lo più sociali e storici, che spesso si ritrovano nella narrativa di Marina Torossi Tevini.

Nella terra del mito può essere, dunque, un romanzo-saggio o può appartenere alla letteratura di viaggio o magari configurarsi come una storia familiare o un romanzo inchiesta, dal momento che nessi e snodi, oscurità e destini sembrano chiarirsi progressivamente per approcci concentrici nei brevi e intensi capitoli, divisi in sedici parti, da cui il libro è composto.

Il filo narrativo che racconta le storia di tre generazioni di personaggi appartenenti alla stessa famiglia – ma ciò appare chiaro solo nella parte conclusiva – è guidato con linearità e capacità di sintesi, ma non cronologicamente, dall’autrice stessa che ripercorre le storie e le vicende esistenziali dei suoi personaggi e ne chiarisce le difficili e spesso complesse fisionomie interiori.

Recuperi del passato, concretezza ambientale, rilievi tangibili e particolari simbolismi caratterizzano il serrato intreccio delle loro avventure e delle loro vite non comuni, trascorse tra momenti solari di gioia e felicità ma anche di tensioni, angosce, sofferenze. Centro del loro microcosmo è spesso la famosa spiaggia sabbiosa di Matala, con le sue cavità nella roccia e il suo clima mite.

Alla genuinità e forza naturale dell’isola sembra riallacciarsi anche la maestosa grandezza dell’antichissimo, millenario olivo cui ricorrono, per trarre conforto, tutti i protagonisti nei loro momenti difficili o per continuare a cercare la verità nel mondo. Essi diventano rappresentativi, esemplificativi, di vari momenti storici, di vari gruppi sociali, di cui esprimono idee e sentimenti, oltre al proprio carattere e moti interiori. Sfilano così, nei vari capitoli, in modo variamente alternato, personalità differenti per sesso e cultura, raccontate con realismo e fantasia, circondate dall’incanto favoloso di atmosfere quasi irreali in cui l’esperienza individuale si intreccia a eventi collettivi.

Energica e volitiva, dotata di forza d’animo e di un forte desiderio di realizzarsi come donna e archeologa l’ebrea francese Ellen, capace di vivere al di fuori da ogni condizionamento borghese, è ritratta, per esempio, nella colorita e corale dinamicità degli scavi di Festo e Haghia Triada, contemporanei a quelli del palazzo di Cnosso: è proprio in quel periodo (1901-1905) che vengono alla luce questi splendidi gioielli archeologici e architettonici. In particolare, a Cnosso, appare il palazzo del mitico Minosse, un insieme complesso, con la sua sala del trono, i suoi altari, i suoi lunghi, labirintici corridoi, portici, cortili, scale e colonnati, le sue decorazioni, i suoi oggetti, i suoi simboli e affreschi dai colori vivi, le tauromachie non cruente, gli acrobati, le bellissime figure femminili, dee, sacerdotesse etc.

Il destino di Ellen è variamente e drammaticamente intrecciato a quello della sua attraente amica, la rossa pittrice Jane, biografa di Van Gogh, ragazza libera, ma non realizzata, pronta a seguire, in uno sconclusionato vagabondaggio per Creta, il suo amante, il gallese quasi cieco e nevrotico Jim, autore di una ponderosa opera sui miti greci, attratto ossessivamente dall’isola, cui era approdato precedentemente, dopo un lungo viaggio verso il Sud, secondo le consuetudini dei giovani abbienti inglesi. Un viaggio dal noto all’ignoto, insieme processo conoscitivo e itinerario dentro la propria coscienza in cui il giovane finirà col giocarsi la vita, come la sua devota sorella Margaret che invano gli ha sacrificato la propria esistenza. Sono personaggi che conoscono l’esaltazione panica della bellezza, l’incanto delle antiche civiltà, della natura e del paesaggio, ma anche, dopo un lungo processo autodistruttivo, lo strazio della sofferenza e della morte.

E tante sono le figure maschili e femminili, delineate dalla scrittura essenziale dell’autrice e dalla sua capacità analitica, che variamente si avvicendano sul proscenio dell’opera, in un avvincente plot romanzesco: esse vivono, a seconda dell’epoca in cui si svolge la loro avventura esistenziale, sullo sfondo delle lotte tra turchi e cretesi, ma anche, come si accennava, alla fine della seconda guerra mondiale o nella realtà odierna.

Per Markos, figlio di Jane e Jim, sopravvissuto agli orrori di Buchenwald e del nazismo, solo Creta, luogo meraviglioso della sua mitica infanzia, può rappresentare un argine al dolore, la catarsi della sua infinita sofferenza e permettergli di ricostruire la serenità e l’armonia perduta, riprendere coscienza della sacralità della vita. A lui ormai vecchio e alla sua isola, si accosta, in cerca dei valori perduti, il nipote Alexis, maturo scrittore del nostro tempo, conscio della crisi culturale e morale della nostra epoca. La vicinanza del nonno e la rivisitazione del proprio vissuto infantile nell’isola, lo inducono a illuminare la vita di nuove valenze e prospettive.

Ma in generale si avverte, in queste pagine narrative, anche l’analisi della crisi della società contemporanea, che traspare spesso attraverso le riflessioni di Anna, la moglie di Alexis, preoccupata per le difficoltà di comunicazione con la giovane figlia e i suoi problemi. Compaiono così la deriva, le colpe, i mali del secolo scorso che hanno portato con sé, nell’Occidente declinante di oggi, lacrime e sangue, patologie, dissociazioni, difficoltà di rapporti generazionali e interpersonali, incubi di possibili distruzioni che sembrano essere divenuti insostenibili per l’uomo postmoderno.

Le parole di Marina Torossi Tevini si configurano anche come sismografi, ricettori di dati del mondo d’oggi, di quel mondo degradato e frantumato, disancorato da un centro unificatore, che sembra aver perso i contatti con la natura, con il senso vero della vita, con la moralità: eppure, in qualche momento, nell’evolversi delle storie e dei rapporti interpersonali dei suoi personaggi, il contatto con un mondo antico e dignitoso come quello cretese e la solidarietà umana, che talvolta anche oggi sopravvive, prospettano una forza di resistenza alla negatività della vita moderna e, forse, anche una speranza per il futuro.

Nella terra del mito

Copertina Nella terra del mito

Postfazione di Irene Visintini

Due fratelli provenienti dal Galles trascorrono a Creta buona parte del loro viaggio di formazione nel Mediterraneo. Siamo agli inizi del Novecento e a Creta sono attive le spedizioni archeologiche che stanno portando alla luce le città minoiche di Festo e Cnosso. Sarà la conoscenza tra Jim e Jane, la compagna di un’archeologa a scatenare una vicenda che vedrà tragicamente coinvolti gli altri personaggi. Ma il romanzo si svolge su due piani storici. C’è anche la Creta contemporanea con il uso turismo frettoloso e la ricerca di Alexis, bisnipote di Jane e allevato dall’archeologa Ellen, che vi si reca alla ricerca del suo passato.
Un romanzo storico e psicologico al contempo e anche una riflessione sulla parabola del Novecento con le sue illusioni e le sue cadute rappresentate dalla figura del nonno, il figlio di Jane, che dopo aver conosciuto gli orrori dei campi di sterminio ritorna a Creta per cercare conforto e pace.

Alcuni passi

Recensioni

Paolo Marcolin: Il fascino di Creta e la voglia di libertà secondo Torossi Tevini
Nadia Pastorcich: Creta, Socrate e i viaggi nella terra del mito di Marina Torossi

Presentazioni

Libreria Minerva: Roberto Dedenaro, Irene Visintini
Antico forno Sircelli: Enzo Santese