Marguerite ad Avignone

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-Bisogna fare come fanno gli uomini: sapere cosa si vuole e perseguirlo. Io non mi occupo di tuo padre a tempo pieno. Scrivo, quando ho tempo stiamo assieme, ma posso restare anche per intere giornate sprofondata nel mio mondo.
Erano parole di Emmanuelle. Marguerite la osservò ed esclamò meravigliata: – Sembrate così felici, tu e mio padre! Qualche volta vi invidio.
– Ci vogliamo bene, questo sì. E ci consentiamo anche di essere davvero noi stessi.
– Beati voi! Io non so ancora cosa voglio. Forse cerco solo un po’ di serenità. Adesso ho conosciuto un tale, ma non so…
– Se non sai… vuol dire che non ne vale la pena! Ogni donna sa sempre se vuole o no.
Marguerite scosse i capelli: – Dici?
Camminarono per un tratto in silenzio per le strade di Avignone. Le accompagnava una musica dissonante, ma non spiacevole, che nasceva dagli angoli delle strade e da spettacolini improvvisati. Musica e arte stradaiole.
– È bello qui, – disse Marguerite. – Sembra di avere vent’anni.
E invece Emmanuelle aveva abbondantemente passato la sessantina. Aveva occhi vivaci e lucenti. Sempre allegri. C’era un senso di vaga nostalgia in quegli occhi. Un rimpianto di qualcosa che forse non era mai accaduto. Non si poteva non guardarli.
Indossava un vestito elegante, tagliato su una figura asciutta e ancora agile. Una seta di colore sfumato, con una prevalenza di verde acqua. Prediligeva i colori chiari e non optava per l’eccentricità. Ma bastava un particolare, ed era lei anche in quello che indossava. Fuori dagli schemi, allegra e sicura.
Si direbbe che si trovi a suo agio nel mondo, pensò Marguerite. Vorrei anch’io invecchiare così. Buon affare ha fatto mio padre.
– E allora, com’è quest’uomo? – chiese Emmanuelle.
– Mah, – sospirò Marguerite, – non saprei…
– Vuoi qualche consiglio?
– Volentieri. Vagolo nella notte.
Sedettero su un muretto in un riquadro di sole. Emmanuelle cominciò a dire: – Punto primo. Per essere felice buttati dietro alle spalle il desiderio d’amore.
– Ma se è quello che tutti sognano. Confesso che anch’io…
– È un limite, l’amore, e spesso un imbroglio.
– Dici?
– Se ti si avvicina qualcuno che ti parla d’amore, per prima cosa mandalo all’inferno.
– E tu e mio padre? – non poté trattenersi dal chiedere Marguerite.
– Siamo buoni amici. Essere amici significa poter essere se stessi senza paura di perdere l’altro. L’amore, invece, comporta inevitabilmente la paura. Si teme di perdere la persona che suscita in noi un’emozione. Chi ama pensa: “Adesso sono felice, ma, se domani non avessi più l’oggetto della mio amore, sarei infelicissimo”. Ti sembra che, in questa condizione, uno possa essere se stesso liberamente? No, certo! Tenderebbe sempre a censurare le sue azioni e i suoi pensieri. Solo con un vero amico puoi essere sicura di un’accettazione completa.
Marguerite rimase un po’ pensierosa, poi chiese: – Tu l’hai trovato?
– Credo di sì. Da subito ho pensato che era l’unico uomo che avrei tollerato d’avere vicino nel momento della morte.
Rimasero per un po’ in silenzio. La musica che si diffondeva nell’aria le avvolgeva. Rivoltava i risvolti dell’anima. Sarebbe bello, pensò Marguerite, anch’io vorrei vivere così. Rilassarmi accanto a qualcuno. Esiste da qualche parte, o solo i fortunati lo trovano?
– Se incontri qualcuno che ha sempre la parola ti amo sulla bocca, – riprese a dire Emmanuelle – ma poi… quando sparisci non si volta indietro, se hai bisogno non alza un dito, mandalo all’inferno! Se incontri qualcuno che ti vuole conquistare, che artificialmente crea situazioni per, lascialo perdere! L’amore non si crea. Se c’è, c’è. E, se c’è, ogni luogo va bene, e non c’è nulla da creare perché il desiderio si crea da solo, e più che un desiderio è un bisogno. Se lui questo bisogno non ce l’ha, lascialo stare. Alla fine, quando troverai qualcuno che sia veramente onesto nel suo animo, digli subito: “Ci vorremo bene, ma non ci ameremo. Staremo vicini, ma non saremo un limite l’uno per l’altro. Non ci racconteremo bugie”.
– È questo il punto. Credi che in amore si possa essere sinceri nella maniera più completa?
– Nell’amore no. Per questo ti consigliavo il non amore.
– Il problema è non aver paura di perdere una persona che ti fa impazzire dalla gioia.
– Appunto. Bisogna non avere paura. Come quando, in montagna, si fa roccia. Guardar giù, e non avere paura.
– È bello così, – disse Marguerite. – Cercherò di provare. Ma credo di non essere così brava.
– E mi sa anche che non tutto quello che ho detto è vero. Le cose sono più complicate.
Si guardarono e scoppiarono a ridere entrambe. – Tutto è sempre più complicato, riprese Emmanuelle. Sono millenni che ci ponzano e non hanno ancora trovato la chiave. Bisogna raggiungere degli equilibri. È questo il punto…

m.t.t. da Il cielo sulla Provenza

2 thoughts on “Marguerite ad Avignone

  1. Jean-Charles Largot

    Racconto piacevole, e specialmente interessante, per via di tutto quello che le sue frasi non dicono, assolutamente, ma così segrettamente bene suggeriscono in qualche mente altrui e, …così, so che il suo più assiduo lettore è lei stessa… 🙂 L.J-C

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