Il Baltico: regno della luce e del buio

Il Baltico è un mondo a sé, nei lunghi inverni nella morsa del gelo e avviluppato nel buio, durante l’estate splendente e luminoso, pieno di riflessi dovuti alla luce radente, con città magnifiche come Stoccolma e San Pietroburgo o emergenti come Riga e Tallinn. Ce lo godiamo via mare attraversando la miriade di isole situate nel fiordo che conduce al centro della città di Stoccolma.

Ho sempre considerato Stoccolma una delle città più belle per la luce che rende fiabesco il paesaggio, per i suoi tantissimi ponti che collegano le isole rendendola una sorta di Venezia del Nord, per la compresenza continua di acqua e terra e per la razionalità dei servizi e delle infrastrutture che già in passato ci hanno colpito e meravigliato. Certo negli anni Ottanta, quando abbiamo fatto alcuni viaggi nel Nord, Stoccolma ci sembrava davvero un luogo magico, molto più avanzato del resto dell’Europa, specialmente dell’Italia, ben funzionante, con punte avveniristiche per l’epoca. Adesso a dir la verità le condizioni si sono un po’ livellate.

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Ci dirigiamo verso Gamla Stan, la zona vecchia della città, avventurandoci per le viuzze medievali e raggiungendo Storkyrkan e Stortorget, la piazza principale, che nel passato è stata teatro di un grande massacro di svedesi. Un mucchio di teste tagliate dai danesi furono ammonticchiate proprio qui dove i turisti passano frettolosi e distratti. Anche la “pacifica” Svezia ha avuto il suo passato di sangue e i conflitti con i danesi prima che l’eroe nazionale Gustavo Vasa la rendesse libera e indipendente non si contano.
Grazie a un efficiente e veloce battello passiamo sull’isola Djurgården dove c’è un museo che contiene la Wasa, un’antica nave affondata, e un museo delle tradizioni popolari, poi ritorniamo nella zona più moderna della città e andiamo verso Stadshuset, il municipio di mattoni rossi dove si svolge ogni anno la consegna dei premi Nobel.

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Bellissima l’uscita verso il mare attraverso una miriade di isole che separano Stoccolma dal Baltico.

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Il giorno seguente proseguiamo verso Helsinki che ci accoglie con un grande mercato di frutta di bosco lungo la piazzetta che si stende vicino al porto e andiamo vagando tra le sue chiese che sorgono tutte su altissimi basamenti e costringono il fedele a fare delle vere e proprie arrampicate per raggiungerle. È una città relativamente piccola con solo 500 mila abitanti e ha un alto tenore di vita (una birra alla spina costa 6 euro…) ha belle strutture architettoniche e una periferia avveniristica, manca di un centro storico perché ha un’origine recente (è stata fondata a metà del 1500) per questo la sua struttura è più compatta e razionale.

La chiesa più famosa è quella luterana chiamata Helsingin Tuomiokirkko (qui i nomi sono sempre facilissimi). Dalla parte opposta si erge su un basamento di roccia la chiesa ortodossa di Uspenskin Katedraali. Per uno spuntino veloce ci sono le immancabili aringhe che con le patate bollite i formaggi e la carne di renna costituiscono la base del cibo finlandese.

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Il Baltico è luogo di grande fascino perché l’acqua fa da padrona, il cielo è percorso da nuvole sottilissime, quasi di cristallo, che si muovono con grande velocità regalando bruschi passaggi di sole e pioggia. I canali e gli specchi d’acqua a vario titolo – laghi porti fiumi – penetrano le città e accrescono il loro fascino. La capitale di questa fusione acqua-cielo è San Pietroburgo.
San Pietroburgo è davvero splendida con l’Ermitage che si riflette nella Neva, la chiesa del Sacro Sangue Versato e le sue coloratissime cupole, la fortezza di San Pietro e Paolo (luogo di detenzione dei prigionieri politici prima della rivoluzione d’ottobre e ora nelle suoi ornamenti barocchi splendida custode delle tombe dei Romanov).

San PietroburgoSan PietroburgoSan Pietroburgo

Negli ultimi anni San Pietroburgo è stata rimessa a nuovo, gli edifici dipinti di fresco, le strade pulite con un parco macchine di tutto rispetto e i prezzi del caviale sono saliti raggiungendo cifre da capogiro. Guardo la Neva e penso che dev’essere bellissima coperta di neve con i suoi ponti e le enormi piazze. Intanto la guida conclude che siamo stati davvero fortunati a imbroccare una delle pochissime giornate di sole. Dal finestrino guardiamo l’immensità della piazza situata davanti all’Ermitage attraversata da una grande folla che procede a rilento in quella dimensione che sembra surreale.

San PietroburgoSan Pietroburgo

Facciamo un giro per la Bolshaya Neva e i suoi ponti, raggiungiamo la Cattedrale di Sant’Isacco, l’Ammiragliato, poi ripassiamo nuovamente per la Piazza del Palazzo, il Palazzo d’Inverno, e attraversiamo la Neva Dvorcovaja, e la Prospettiva Nevski, la via più cool di San Pietroburgo, che molti grandi autori hanno amato.
Il tardo pomeriggio ci regala vie di traffico congestionate che diventano rapidamente trappole per gli automobilisti costretti a lunghe code per attraversare i ponti che collegano le parti della città, è il momento più caotico, dice la guida, poi per fortuna la città recupera la sua quiete perché i ponti vengono sollevati la notte.
Ritorniamo tardi alla nave e mentre San Pietroburgo si allontana con le sue avveniristiche periferie miste a quelle squadrate e orrende di matrice sovietica, che ancora in alcune zone sopravvivono, pensiamo al giorno dopo quando attraversato lo stretto braccio di mare arriveremo a Tallinn.

Il Baltico offre anche città antiche che conservano tutto il fascino del medioevo come Tallinn, la capitale dell’Estonia. Tallinn col suo sapore medievale fa pensare un po’ alle fiabe: le torri cilindriche perfettamente conservate, i suoi bastioni, case alte e strette con i frontoni appuntiti…
Fu anche una città della lega anseatica e gran parte del suo centro storico venne costruito nel tempo in cui vi si insediarono i mercanti di Lubecca. Giriamo un po’ per le sue strade che sboccano in ariose piazzette, mentre il cielo si schiarisce e ci regala un azzurro irreale.

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I negozi che fiancheggiano le strette strade sono spesso molto dozzinali e alcuni vengono segnalati con delle grandi bambole di pezza dalle lunghe trecce e dei seni immensi che ci fanno pensare a come gran parte della popolazione di Tallinn sia di origine campagnola e russa.

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A Tallinn si ama molto la musica e girando per le strade non è insolito imbattersi in bambini o bambine che suonano benissimo il violino. Sono anche comuni agli angoli delle strade banchetti in cui si arrostiscono le mandorle tostandole nella cannella. L’odore si spande dappertutto.

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Da Tallinn ci imbarchiamo per Riga, la città più vasta e occidentale tra le nuove capitali baltiche. Ci penetriamo attraverso il fiume Daugava che magicamente riflette la città in un paesaggio da fiaba. La Daugava attraversa la città e la divide in due. Racconta una leggenda che ogni notte uno spirito emerga dall’acqua e chieda se la città è terminata. Gli rispondono di no perché la leggenda insinua che quando Riga sarà completata sprofonderà nell’acqua. Questo strano mito in qualche modo si inserisce nell’attuale situazione della città e ce la fa apparire inquietante.

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Riga col suo passato di convivenza abbastanza pacifica tra diverse etnie (in questa zona è raro), Riga col suo recente passato di forzata russificazione, Riga col suo attuale impulso a occidentalizzarsi e a costruire immani edifici di bell’aspetto ma non so quanto solidi (tant’è che un centro commerciale è recentemente crollato facendo numerose vittime), Riga con la città vecchia (Vecrīga) percorsa de medievali stradine, la Doma Laukums affollata di lettoni e turisti che siedono ai tavolini dei caffè, la Doma Baznīca, tempio luterano, il gruppo delle tre case di periodi diversi, i Trīs brāli (tre fratelli), il palazzo della confraternita delle teste nere e la lunga cinta di mura, Riga è inquietante e sognante, nuova icona del capitalismo che strizza d’occhio ai russi e allunga le mani per i traffici che sempre nelle zone di confine sono intensi, costruisce e si ricostruisce con l’incubo di sprofondare come allude la leggenda dello spirito del fiume.

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Riga con tutte le contraddizioni del mondo ma anche con la leggerezza del Nord, la bellezza del cielo e della luce. Guardiamo nei negozi i souvenir di ambra e ci sediamo a un caffè pagando nella moneta locale in attesa che entri in vigore tra pochissimo l’euro. Entrando nell’UE Riga è diventata un avamposto del capitalismo occidentale. Al solito è difficile dire quanto questo allargamento fatto più su basi di interesse che su motivazioni ideali sia un bene.

Il giorno seguente ci aspetta una breve sosta in una città della Lituania Klaipėda. Klaipėda si sviluppa lunga la costa della laguna Curonian e per gran parte dei secoli fu tedesca ma contesa da svedesi russi e per un breve periodo di tempo indipendente sotto controllo internazionale. Nell’ultimo decennio si dice abbia avuto un grande sviluppo, ma noi vediamo una cittadina abbastanza modesta anche se ci dicono che è la terza città della Lituania e fa concorrenza alla stessa Vilnius. Ha ricevuto anche nei primi anni del 2000 parecchie medaglie del Consiglio europeo per il suo sviluppo ma a vederla mi sembra piuttosto arretrata… ad esempio per arrivarci dobbiamo aspettare che venga manovrato a mano da due persone un ponte girevole.
La sua ricchezza è ovviamente data dall’essere un avamposto e dal poter instaurare traffici non so quanto legali con la Russia a cui tutti questi stati guardano sempre.

Lituania KlaipėdaLituania Klaipėda

(settembre 2013)

L’articolo completo è pubblicato nel libro “Rotte d’Europa” Hammerle editore, 2015